Non ci sono più le mezze perturbazioni
Non ci sono più le mezze perturbazioni
Non ci sono più le mezze perturbazioniTo do or not to do
Ma che poi, cos’è sta storia del fare? Fosse per me, non farei nulla dalla mattina alla sera.
E’ questa la vera emancipazione dell’uomo.
Ciò detto propongo una pacifica e civile iniziativa a sostegno, incrociamo le braccia tutti i lunedì dalle 12 alle 12:03 opppure, se doveste essere seriamente impegnati, va bene anche il mercoledì dalle 17 alle 17:02. Se non poteste ugualmente, almeno guardate di cattivo occhio chi vi tiene a sgobbare limitando tutte le vostre passioni, non aiuterà la causa ma magari potrebbe minimamente sollevarvi.
Underworld
Ho finito di leggere "Underworld". Che dire? E' stato un bel libro, anche se a pagina 700 su 880 continuava ancora ad introdurre nuovi personaggi.
Una miriade di soggetti, storici ed inventati, che alla fine hanno reso bene l'idea di ciò che può succedere in 40 anni (e anche più) di storia americana.
In alcuni tratti la sublime scrittura può rasserenarti più di un'imminente pensione in altri invece è forte la tentazione di lanciarlo dalla finestra (anche se si è in un parco a leggere).
Glory days
Penso che ogni tanto faccia proprio bene fermarsi a riflettere che mica si può sempre stare lì a vidimare registri o a stendere panni appena centrifugati.
Non che ci sia molto da dire o da fare, certo, si potrebbe proporre un’ora di sonno in più oppure indire una festa paesana straordinaria.
Nell’eventualità , sia ben chiaro, io tifo di gran lunga per la prima.
It's not enough
In tutto ciò non c’è un perché. Forse un casomai.
In the desert you can remember your name
Il mio commercialista insiste nel volermi far declamare in pubblico la Nuova guida pratica alla dichiarazione dei redditi 2009, io resisto ma lui ovviamente non desiste.
Che poi, diciamocelo, non pensavo si potessero detrarre così tante cose. Sembrerebbe proprio una cosa seria.
Tosature
- “Che c’è oggi non vai a lavoro?”
- “No oggi me ne resto a casa”
- “Senza avvisare?”
- “Perché dovrei?”
- “Ma rischi il posto, potrebbero licenziarti”
- “Lo hanno già fatto”
Mestamente
"Every one of us has all we need"
Benvenuti, sedetevi pure.
Assistete con noi a questa dimostrazione di avvenuta sinergia fra impresa, politica, cittadini, cani sciolti.
Battere la crisi si può, serve inventiva e spirito d’avventura. Mettiamoci attorno a un tavolo, o se preferite ad una panchina. Firmiamo protocolli d’intesa, scambiamoci sinergie o colli di bestiame.
Mettiamo in panchina il centravanti sgradito, diamo direttive sull’unità sindacale, e smettiamo di dire che siamo messi male.
Sedetevi e calmatevi.
Rilassatevi al sole, poggiate le mani e stendete le gambe. Son tempi d’attesa questi. Tempi di sorprese gradite e conti correnti alle spalle.
Le sale d’attesa sono piene di manager, delocalizzatori, Ceo e Account, angeli cherubini dei paradisi fiscali.
Noi nell’inferno della cassa disintegrazione ci sediamo qui invece. Si sta bene a pensare male del bene.
Si sta bene a pensare, certo, magari se qualcuno passasse e lasciasse qualche euro, si starebbe ancora meglio.
O se qualcuno ci acquistasse, merda e panchina incluse, che si sa che in Italia c’è gente che pagherebbe per vendersi.
Che poi sarebbe proprio una gran cosa. Vedo già l’annuncio: “Vendesi panchina in buono stato già condita ma affittata. No deboli di stomaco, graditi perditempo.”
Del resto ogni settore ha le proprie mele marce. E su ogni panchina si possono sedere le persone sbagliate al posto delle persone giuste. E in apparenza entrambe le categorie si mimetizzano fra loro. Ma ad una attenta analisi mostrano chiare le loro diverse proprietà, le loro diverse identità. Ma lo mostrano solo ad una attenta, profonda analisi. Prima, no.
Si evidenzia dopo, in un altro modo e un differente tempo. Variabili che non ci è dato sapere. Sedersi al loro fianco, questo, è possibile; informarsi sul perché, possibilmente vietato; accovacciarsi è sempre consentito purché in modo esperto. Scalzare il prossimo solo negli appositi spazi. E le feci? Beh, quelle restano, alla pari di un’ermetica sorpresa per tutti gli amabili venditori e i più inetti commensali.
Chi si siede su quella panchina vuol far sapere quel che altri non vogliono si sappia.
Disse il saggio giardiniere. Noi già gli crediamo mentre soffici ci adagiamo su questo ennesimo piacevole strazio.
SECONDO MOVIMENTO
Dicono che viviamo in un regime
Dicono che siamo controllati, disispirati, ci vogliono disinnescati.
Ci hanno messo a sedere in un cantuccio. C’è chi lo ha fatto volontariamente, chi forzatamente. Per entrambe le categorie hanno messo la stessa vicina di panchina. E non si tratta della vecchietta con la busta della spesa, il portamonete in pelle e la gonna di flanella.
Ci hanno fatto sedere e male non ci è andata. Galattici quei tempi in cui tutto poteva essere, come dire, seppur apparentemente, contestato.
Siamo in uno stato liberale e non dobbiamo avere paura. Avremo sempre un giudice che ci ridà la libertà riesaminando la nostra posizione. A meno che non gli tolgano la sedia da sotto il sedere, al giudice. In quel caso, lo invitiamo calorosamente a farci compagnia sulla nostra panchina. Sarà il benvenuto, e faremo anche spostare la vecchietta un po’ più in là, così ci si sta tutti.
Tutti in una spasmodica attesa, trepidanti di insulti e presi dalla penultima ola. La vecchietta in visibilio, la cacca immobile tronfia della sua nuova appartenenza e noi tutti ancora in cerca di un qualcosa di nuovo, tetro e appariscente che ci faccia desiderare di poter cambiare o ottenere un quanto mai deprecabile e nuovo canale.
Noi e la cacca, compagni di panchina, spettatori inermi di una dittatura psicotica.
Ma perché non ci siamo anche noi, lì nella foto?
Perché non ci hanno resi partecipi? Restiamo in attesa di un nuovo messaggio messianico o in alternativa di una paletta per cani, di quelle pratiche, di quelle che sì insomma avete capito.
E se qualche dubbio dovesse ancora ottenebrarvi le meningi prego leggere il post al contrario, l’arcano sarà risolto, una pratica ricetta per preparare salse turche vi attende.